Pil in calo nell'Ue: -0,2% a giugno

domenica 19 agosto 2012

II Pil della zona Euro e della Ue a 27 sono calati dello 0,2% nel secondo trimestre 2012 rispetto al primo quarto dell'anno. Lo rileva Eurostat. Secondo l'istituto di statistica europeo la contrazione rispetto al secondo trimestre 2011 è stata dello 0,4% per l'Eurozona e dello 0,2% per l'intera Ue.

PRODUZIONE INDUSTRIALE, L'ITALIA È LA PEGGIORE
La produzione industriale italiana è crollata a giugno, quando, rileva Eurostat, ha registrato un -8,2% rispetto allo stesso mese del 2011. È il dato peggiore dell'intera Europa a 27 (-2,2%) e dell'Eurozona (-2,1%). In Germania la flessione è stata dello 0,4%, in Francia del 2,6%, nel Regno Unito del 4,6%.

GERMANIA, PIL A +0,3% NEL SECONDO TRIMESTRE
Il Pil tedesco è cresciuto dello 0,3% nel secondo trimestre rispetto a quello precedente, secondo dati destagionalizzati resi noti oggi dall'ufficio di statistica federale. Il dato - sostenuto da solide esportazioni e consumi - risulta appena sopra le previsioni di una crescita dello 0,2%. Su anno il Pil del secondo trimestre risulta in crescita dello 0,5% rispetto a un anno prima, in termini non destagionalizzati, dopo un primo trimestre confermato a +1,7%. Intanto la Bundesbank prevede che l'economia del paese rallenterà nella seconda parte dell'anno. "Nella seconda metà dell'anno ci sono segnali di una certa flessione nella crescita" ha rivelato un portavoce della Buba, aggiungendo che l'espansione del Pil del secondo trimestre è stata in linea con le stime della banca e con il potenziale di crescita della Germania

Prezzi alimentari, torna l'allarme

È probabile che non si commettano gli errori del passato, ma il rischio di una nuova forte crisi alimentare c’è tutto. È la sintesi dell’allarme lanciato dalla Fao a seguito delle statistiche sull’andamento dei prezzi di luglio delle principali materie prime alimentari. Un allarme serio, tanto da far chiedere ad Oxfam, nuove e immediate politiche alimentari.
I dati sono semplici. L’indice Fao sui prezzi dei prodotti alimentari mostra a luglio un’accelerazione del 6% e potrebbe continuare a surriscaldarsi nei prossimi mesi. Da qui l’allarme sul rischio di un’emergenza simile a quella del 2007/2008. A concorrere allo scatenarsi della crisi, potrebbero essere vari fattori. Fao parla, per esempio, delle «restrizioni alle esportazioni dettate da un "rally" delle quotazioni cerealicole su cui incombe il rischio siccità». Ma potrebbe esserci anche l’effetto della combinazione di caro-greggio, l’aumento nell’utilizzo di biocombustibili, le condizioni climatiche avverse, i derivati sui cereali in forte accelerazione e l’accentuarsi delle politiche restrittive. Esattamente ciò che aveva già provocato i problemi negli anni scorsi.
«Esiste il rischio potenziale di una situazione simile a quella del 2007/2008», ha quindi spiegato Abdolreza Abbassian, economista senior e analista Fao per il settore "grain", che tuttavia ha aggiunto: «Si prevede non vengano ripetuti gli errori del passato imponendo una politica sbagliata e intervenendo sul mercato con norme restrittive. Se questo non avverrà la situazione non raggiungerà i livelli di crisi del 2007/2008 ma in caso contrario tutto è possibile».
E proprio la crisi precedente sarebbe, secondo molti analisti, alla base dei rischi attuali. Allora, infatti, molti Paesi produttori avevano imposto diverse restrizioni sulle esportazioni nel tentativo di contenere il rincaro dei prezzi sul mercato interno. Si era arrivati a porre il divieto assoluto all’export, al sistema delle quote e a quello della tassazione sulle esportazioni di generi alimentari tra cui riso, mais e frumento.
Le restrizioni all’export avevano però ridotto l’offerta sui mercati internazionali innescando un ulteriore rincaro dei prezzi. Tutto senza contare le speculazioni che, per esempio, hanno inciso sulle quotazioni dei cereali.
Ma da che cosa è composto il balzo in avanti dell’indice generale dei prezzi? Principalmente dal rialzo dei prezzi delle granaglie e dello zucchero, mentre i prezzi della carne e dei prodotti latteo-caseari non hanno subito forti variazioni. I prezzi cerealicoli hanno registrato a luglio un balzo del 17% su giugno. In luglio si sono deteriorate le prospettive della produzione di mais negli Stati Uniti, causate dai danni della prolungata siccità: una situazione che ha spinto i prezzi del +23%. Ma, ha fatto rilevare la Fao, anche le quotazioni internazionali del grano sono salite del 19%; mentre sembrano essere peggiorate le prospettive nella Federazione Russa, con le aspettative di una domanda stabile di grano sostenute dalla ristrettezza dell’offerta di mais. Stabili, poi, i prezzi internazionali del riso. In crescita anche lo zucchero (+12%), a causa delle piogge premature in Brasile, il più grande esportatore mondiale di questo prodotto. Proprio questa coltura dimostra quanto l’influsso del clima sia ancora forte in agricoltura. A far crescere i prezzi, infatti, sono state anche, spiega la Fao, le preoccupazioni riguardo il ritardo del monsone di India e le scarse piogge in Australia. Situazione contraria, invece, per la carne che ha fatto registrare un Indice Fao in ribasso dell’1,75 – 3 punti rispetto a giugno –, un calo per il terzo mese consecutivo. Il tratto principale, in questo caso, è stata una generale "debolezza" dei mercati (in particolare la produzione suina, ha registrato un calo del 3,6%).
È da questi numeri che è scattato-l’allarme di Fao e Oxfam. «Il tempo del cibo a buon mercato è ormai ampiamente superato. Servono azioni concrete per evitare che al miliardo di persone che vivono in uno stato cronico di fame e di manultrizione non se ne aggiungono altri milioni. Il G20 ha gli strumenti per affrontare le cause dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, la loro volatilità e l’insicurezza alimentare. Bisogna farlo ora», ha spiegato il portavoce di Oxfam, Colin Roche, che ha concluso: «Si deve invertire il trend dopo decenni di scarsi investimenti nella filiera corta in agricoltura».

Mercato dei cellulari, Samsung avanza su Nokia e Apple

Mercato dei cellulari, Samsung
avanza su Nokia e Apple

 Samsung consolida la propria leadership nel mercato dei cellulari. In base ai dati della scoietà di ricerca Gartner riportati dal Wall Street Journal, nel secondo trimestre Samsung ha venduto 90,43 milioni di cellulari conquistando il 21,6% del mercato a fronte del 20,7% del primo trimestre e del 16,3% dello stesso periodo dell'anno precedente. Al secondo posto Nokia con il 19,9% del mercato. La quota di mercato Apple è al 6,9%.

La quota di mercato di Samsung è in calo rispetto al 22,8% di un anno fa ma in lieve aumento rispetto al 19,8% dei primi tre mesi dell'anno. Mentre quella di Apple sale dal 4,6% del secondo trimestre dell'anno scorso. I cellulari venduti nel secondo trimestre sono stati 419 milioni di unità, con un calo del 2,3% rispetto all'anno precedente, di cui 154 milioni di smartphone, il 43% in più rispetto al 2011. Gli smartphone con il sistema Android di Google hanno rappresentato il 64% delle vendite, in aumento del 43%, mentre quelli con piattaforma iOS di Apple il 18,8% degli smartphone venduti.

Eurozona, inflazione ferma a luglio: +2,4%

​L'inflazione in Eurozona resta ferma al 2,4% a luglio. Lo rende noto Eurostat, confermando le previsioni degli analisti. Su base congiunturale, i prezzi al consumo mostrano un calo dello 0,5%. Escludendo energia, alimentari e tabacco, l'inflazione si attesta all'1,7%, in crescita rispetto all'1,6% di giugno.

Kerber: una moneta parallela per salvare l'euro che affonda

Per superare la crisi dell'euro serve una "moneta parallela". Ne è convinto Markus C. Kerber, professore della Technische Universitatet di Berlino: «L'euro è troppo a buon mercato per la Germania e troppo caro per la Spagna - spiega a 'Die Welt' -. Per questo  propongo per tutti i Paesi con un eccesso della bilancia delle partite correnti, come Germania, Olanda, Finlandia, Austria e Lussemburgo, l'introduzione del marco-fiorino come seconda moneta di pagamento a fianco dell'euro. Cittadini e aziende potrebbero scegliere tra questa nuova valuta e l'euro». Anche l'Italia, prosegue Kerber, potrebbe entrare nella nuova moneta, definita "ancora di stabilità".

  
Fonte :  http://www.avvenire.it/Economia/Pagine/marcofiorino.aspx

Merkel: nessuna dilazione al piano di austerity di Atene

​"Per la cancelliera Angela Merkel e il governo tedesco vale l'accordo in vigore preso da Atene con Ue, Fmi e Bce". Lo ha detto ieri il portavoce della Merkel, Steffen Seibert, dopo che - secondo il Financial Times - la Grecia sarebbe intenzionata a chiedere una dilazione di due anni, al 2016, per il rispetto dei propri impegni. Secondo Seibert, nessuna decisione potrà essere presa fino a che la Troika non avrà concluso, a settembre, l'esame sullo stato delle riforme di Atene.

LE RICHIESTE DEL GOVERNO GRECO
Il governo greco intende chiedere ai partner dell'Eurozona due anni in più di tempo per applicare il nuovo piano di austerity concordato con i creditori internazionali, così da rendere il debito più sostenibile e varare interventi a favore della crescita. È quanto scrive il Financial Times, citando un documento entrato in suo possesso. Il premier ellenico, Antonis Samaras, esporrà la sua proposta la settimana prossima, quando incontrerà il cancelliere tedesco, Angela Merkel, a Berlino e il presidente francese, Francois Hollande, a Parigi.

Atene deve riuscire a effettuare nuovi tagli alla spesa per 11,5 miliardi di euro, una cifra pari al 5% del Pil del paese, entro il 2014. Samaras intende chiedere una proroga del termine al 2016. In tal modo il taglio annuale
del deficit necessario a rispettare gli obiettivi passerebbe dal 2,5% attualmente previsto all'1,5%. Per rientrare nei target la Grecia dovrà inoltre reperire fondi aggiuntivi per 20 miliardi, dato che nei prossimi due anni la riduzione del deficit sarà minore del previsto. Atene non intenderebbe però chiedere soccorso agli altri Paesi dell'unione monetaria bensì ricorrere alle aste di titoli di Stato e a un prestito già concesso dal Fondo monetario internazionale.

Il governo Samaras spera inoltre che gli venga concesso di iniziare a restituire i finanziamenti ricevuti con il primo programma di aiuti nel 2020, e non nel 2016 come previsto, ovvero l'anno in cui Atene dovrebbe iniziare a rimborsare i fondi ottenuti con il secondo piano di salvataggio.

Secondo Iannis Mourmouras, consigliere economico di Samaras, la recessione più dura del previsto, con un Pil stimato in calo del 7% quest'anno, giustificherebbe le richieste del paese ellenico. "La riduzione del deficit domandata per il 2013 e il 2014 è eccessiva", ha spiegato Mourmouras, "un'overdose di austerità è come darsi la zappa sui piedi". 

Tariffe, aumenti boom negli ultimi dieci anni

Secondo il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, "l' introduzione dell'euro centra relativamente poco" nell'impennata dei prezzi che "va ricondotta al costo sempre più crescente registrato dalle materie prime, in particolar modo dal gas e dal petrolio, dall'incidenza delle tasse e dei cosiddetti oneri impropri, che gonfiano enormemente le nostre bollette, e ai modestissimi risultati ottenuti con le liberalizzazioni. Per le bollette dell'acqua potabile - conclude Bortolussi - è vero che la variazione percentuale è stata la più consistente, ma va anche sottolineato che gli importi medi pagati da ciascuna famiglia italiana sono ancora adesso tra i più bassi d'Europa".    

Dal 2000 (anno di liberalizzazione del settore) al 2011, i biglietti dei trasporti ferroviari sono aumentati del 53,2%, contro un aumento del costo della vita pari al 27,1%. Dal 2003 - anno di apertura del mercato del gas - al 2011, il prezzo medio delle bollette è aumentato del 33,5%, mentre l'inflazione è cresciuta del 17,5%. Se tra il 1999 (anno di apertura del mercato) e il 2011, il costo delle tariffe dei servizi postali è aumentato del 30,6%, pressochè pari all'incremento dell'inflazione avvenuto sempre nello stesso periodo (+30,3%), per l'energia elettrica la variazione delle tariffe, avvenuta tra il 2007 ed il 2011, è stata sempre positiva (+1,8%), anche se più contenuta rispetto alla crescita dell'inflazione (+8,4%).

Solo nei servizi telefonici le liberalizzazioni hanno abbattuto i costi. Tra il 1998 (anno di liberalizzazione) ed il 2011, le tariffe sono diminuite del 15,7%, mentre l'inflazione è aumentata del 32,5%. 

 

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